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Dove siamo Pieve di Teco





La ditta Maffone Impianti ha sede in Pieve di Teco un bel borgo medioevale della Liguria di Ponente nella Valle Arroscia ,in provincia di Imperia, un antico centro commerciale con i sui portici per permettere il commercio anche nei mesi resi più difficili da abbondanti piogge e nevicate .

Siamo tra le montagne e il mare sull'antica via del sale che collega la Liguria al Piemonte . Vi invitiamo a visitare il nostro borgo e il nostro negozio dove troverete uno spazio dedicato alla vendita dei nostri prodotti agricoli che coltiviamo per passione, aglio di Vessalico , aglio nero di Vessalico e olio extravergine di oliva monocultivar taggiasca.
Eccellenza del  territorio.

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Valle Arroscia



Cenni storici


Pieve di Teco (dal latino "Plebs" = comunità, chiesa da cui dipendono altre chiese rurali, il territorio e il popolo dipendente da essa; e "Theicos", antica divinità celtica, da cui deriva il nome del monte ai cui piedi essa sorge) è centro assai antico che ancora conserva quasi intatta la struttura del borgo medioevale, borgo a pianta lineare, completamente trasformato dopo il 1386, quando, scomparsi i Clavesana, che già in precedenza si erano riconosciuti vassalli di Genova, quest'ultima riorganizzò tutta l'alta valle e le assicurò largo sviluppo civile ed economico, facendola sede di un "capitaneato" che reggeva militarmente questa marca di frontiera della Repubblica verso la crescente pressione piemontese.
Dal 1426 al 1436 fu occupata da Francesco Spinola. Nel 1512 passò sotto il governo della Banca di San Giorgio e, cinquant'anni dopo, ritornò alla Repubblica di Genova.
Fu vittima di innumerevoli invasioni e più d'una volta i Pievesi dovettero riedificarla dalle rovine ancora fumanti. Le fortificazioni e il castello vennero abbattuti durante la guerra savoina del 1625.
Nel 1672, una contesa tra Rezzo (Signoria dei Clavesana, sudditi di Genova) e Cenova, compresa nel Marchesato del Maro, vassallo dei Savoia, fu la scintilla che diede origine ad un ennesimo conflitto tra la Repubblica di Genova e il Ducato di Savoia.
Per ostacolare la marcia dei savoiardi, Genova assoldò truppe mercenarie dalla Corsica, le quali, dopo avere seminato il terrore in tutta la bassa valle dell'Arroscia, affrontarono i piemontesi in regione "Savonera" e procurarono loro ingenti perdite.
All'alba del 21luglio, sopraggiunti i rinforzi, i piemontesi contrattaccarono a loro volta i soldati corsi con un reparto "guardie" e li sconfissero in località "Paperera", che da allora si chiamò "Paparera delle Guardie".
Una lapide, andata distrutta durante la guerra partigiana, ricordava questa data perché il corpo speciale dei "Granatieri di Sardegna" colà aveva ricevuto il battesimo del fuoco.
Nel 1744 Pieve venne nuovamente occupata dalle truppe piemontesi e nel 1786 la città si trovò in lotta con gli ormeaschi per via dei pascoli di Viozene.
Nel 1794 i francesi, diretti in Piemonte, risalgono la valle dell'Impero e attraversano Pieve di Teco lasciando dietro di loro lutti e rovine. Il suo ruolo di baluardo cessa nel 1815 quando entra a far parte del Regno di Sardegna.

Cenni artistici:


L'attuale Pieve di Teco, a parte le sue recenti espansioni periferiche, è ancora il borgo antico, privato delle mura, delle quali rimangono tracce nella parte nord dell'abitato, e di una porzione di quartieri rivolti verso l'Arroscia per aprire la nuova strada di circonvallazione.
Rimangono tuttora molte strutture medioevali: in primo luogo i monumentali portici gotici, che, sebbene rinforzati e restaurati in varie epoche, conservano inalterato l'aspetto del borgo antico, con case originariamente a due piani, poi sopraelevate nel XVII e XVIII secolo, le quali racchiudono una grazia tutta particolare e romantica.
I portici, fino all'inizio del secolo, erano pulsanti di vita artigianale e resi pittoreschi per la manifattura delle calzature, la quale, nella buona stagione, si svolgeva all'aperto in mezzo a tutte le altre attività commerciali del paese attinenti all'agricoltura ed alla pastorizia.
Si narra che imboccando la strada porticata un forestiero, il primo calzolaio incominciasse a picchiettare sul deschetto con un ritmo particolare e i colleghi segnalassero a martellate il suo passaggio affinché tutti venissero a curiosare e le belle figliole alle finestre.
La sua funzione commerciale, legata all'esistenza di valichi per l'alta valle del Tanaro, è testimoniata dalla quantità delle botteghe medioevali ancora visibili.
E l'altra sua funzione, quella di borgo industriale, è a sua volta provata dai numerosi frantoi e mulini, oggi abbandonati, che sfruttavano l'acqua dell'Arroscia e dei suoi affluenti.
Oggi questo mondo è ormai scomparso e ne rimane solo un pallido ricordo unitamente all'ambiente, che, a poco a poco, viene riportato alla sua antica dignità.
Numerosi portali in pietra e pilastri di antichi loggiati sono stati messi in evidenza. Le fasi medioevali vengono fuse, là ove è possibile, con il ripristino del colore tipico del Sei e Settecento ligure.
Su un interessante bassorilievo cinquecentesco in pietra nera, già nel castello ed oggi murato presso l'ex convento delle Agostiniane, sorto sulle rovine di quello, appare l'Agnello e ai lati S. Giovanni Battista con il cartiglio dell'"Ecce Agnus Dei" e S. Caterina di Alessandria con la ruota del martirio.
La pietra è anteriore di un secolo e forse più rispetto alla distruzione del castello avvenuta nel 1625 per opera delle truppe piemontesi, e fu collocata ove oggi si trova nel 1644, come ricorda una lapide sotto l'"Agnus".
Risalta in particolare la porta del "Venerabile Ospitale di S. Lazzaro della Città della Pieve" fondato nel 1402, con la bellissima Annunciazione che richiama lo stupendo e grandioso portale della collegiata di Tenda, vero blasone della "scuola di Cenova". Come nell'"Hospitium Pauperum" di Pieve di Teco vi è scolpita la stessa Annunciazione e sopra sono raffigurati i dodici apostoli attorno al Redentore con la scritta "M. Lazarinus Henricus de Cenua" e "Petrus et Bartolomeus Verenses a Cenua".
La chiesa della Madonna della Ripa è un monumento integro del XV secolo, con colonne tutte in pietra nera, capitelli stilizzati, archi a sesto acuto a doppia ghiera, tutta rivestita, negli archi e nelle pareti di stucco dipinto a fasce bianche e nere. L'ingresso principale fu sicuramente quello laterale rivolto verso il borgo con il grande portale gotico. Ha pure quasi integro l'agile campanile cuspidato, tipico del XV secolo, recentemente restaurato, il quale, con i suoi tre piani di bifore, dà il tono al paesaggio della valle e sembra voler simboleggiare la nobiltà originaria del luogo. All'interno la chiesa comunica con l'oratorio dell'Assunta, aggiunto posteriormente per ospitare la confraternita dei flagellanti.
Esterno al borgo è l'ex convento di S. Agostino, uno dei rari edifici rinascimentali della zona sopravvissuti e che abbiano fruito di un saggio ripristino. Il chiostro del 1478, con i suoi 24 pilastri ottagonali, il più vasto e il più arioso della Liguria occidentale, è dominato dal bel campanile cinquecentesco a torre con cella a bifore e coronamento a cupola poligonale, con pinnacoli e lanterna.
L'antica collegiata di S. Giovanni Battista, riconosciuta una delle più insigni della Diocesi, era un ampio e maestoso edificio a tre navate originarie, con absidi rettangolari proprie del tardo gotico diffuso nel ponente. Sul lato sinistro una quarta navata e tante cappelle gentilizie furono aggiunte successivamente. La tradizione la vuole eretta nel 1234, ma secondo recenti studi avvalorati dalla scoperta di una lapide, tale data dovrebbe essere posticipata al 1333. Nell'anno 1785, minacciando rovina, dopo una lunga contesa fra restauratori e innovatori, venne abbattuta per intero. Alcune tracce del settore absidale sono tornate recentemente alla luce nella struttura della canonica, sulla destra dell'attuale fronte della nuova chiesa.
Sullo stesso luogo, negli anni 1785-1806, su disegno dell'architetto Gaetano Cantoni, venne eretta la nuova collegiata a una sola navata, di stile neoclassico, opera quanto mai originale e fuori di ogni schema precostituito.
Il tempio presenta una stretta facciata con ambulacro e protiro su pilastri di pietra. Il tutto si svolge nel campanile centrale. Tre archivolti sorreggono la cupola che s'eleva maestosa dietro il campanile.
Trentadue colonne con capitello corinzio adornano le pareti. Numerose pitture del genovese Michele Canzio abbelliscono la cupola e gli archivolti.
La scelta della pianta centrale a triangolo, più che da una ascendenza ideologica trinitaria, deriva quasi sicuramente dalla necessità di sfruttare per intero lo spazio disponibile.
La balaustra dell'altare della Madonna del Rosario e la vasca battesimale quattrocentesca appartenevano alla vecchia collegiata.
Nel 1977, nel corso dei lavori di restauro e di consolidamento della cupola che sovrasta la sacrestia, quella che era ritenuta una semplice semicalotta in mattoni risultò invece una composizione in mattoni pieni con rinforzi in aggetto secondo i raggi principali e anello di colmo, tecnica impiegata nelle strutture murarie romane a volta, sistema costruttivo ripetuto dal Cantoni nella chiesa parrocchiale di Porto Maurizio ed unico esempio in tutta la regione ligure.
Alle spalle della collegiata, percorrendo una strada selciata in ripida ascesa, si raggiunge il convento di S. Francesco eretto nella prima metà del XVII secolo, in bella posizione sovrastante il paese.
Poco più in alto sorge il fitto e suggestivo bosco dei Cappuccini, con alberi secolari.
Su un roccione che si erge a picco sul torrente è stato eretto nel 1234 il più antico monumento architettonico, l'oratorio di S. Giovanni Battista. Le vestigia di una feritoia nel muro perimetrale volto a tramontana lasciano intendere che la costruzione, successivamente modificata ed ampliata, quasi sicuramente doveva essere in origine un fortilizio fatto erigere dai Clavesana nel 1125 quando ebbe inizio la costruzione del vecchio castello. Gli affreschi ai lati del presbiterio risalgono alla fine del '700 e sono opera di Paolo Gerolamo Brusco detto "il Bruschetto", allievo del lucchese Pompeo Battoni e della scuola di Antonio Rafael Mengs.
Fra le sculture spiccano, nella chiesa parrocchiale, la bella statua marmorea della Madonna del Rosario e il magnifico Crocifisso ligneo che domina l'altare maggiore, entrambi opere di Bernardo Schiaffino, le statue lignee della Madonna del Carmine e dell'Assunta, lavori pregiatissimi di Anton Maria Maragliano. Dello stesso Maragliano è il gruppo ligneo "Battesimo di Cristo" e il Crocifisso conservati nell'oratorio di S. Giovanni Battista.
La bella cupola michelangiolesca e la grandiosa loggia della chiesa delle Agostiniane, oggi Teatro civico, furono edificate nel 1664 su disegno del valente pittore pievese Giulio Benso, allievo del Paggi.
Fra le pitture, che danno maggiore lustro alle chiese cittadine, primeggiano appunto quelle del Benso e, fra queste, il quadro dell'Assunta sull'altare della Madonna della Ripa.
Sempre del Benso sono le tele "Tentazione di S. Antonio" e "Martirio di S. Sebastiano" nonché le due tavole dei Santi Crispino e Crispiniano e di S. Rocco, tutte nella chiesa parrocchiale dove pure si conserva, oltre alla "Via Crucis" del Bruschi, un prezioso quadro di autore ignoto raffigurante S. Francesco da Paola.
Un'anonima ancona cinquecentesca costituita da un polittico rappresentante S. Giovanni Battista, S. Pietro e S. Giovanni Evangelista con l'Ecce Homo fiancheggiato da due angeli, recentemente restaurato a cura della Soprintendenza delle Gallerie, già conservata nell'oratorio del Battista, oggi èesposta nel museo diocesano di Albenga, dove pure si conserva una Coena Domini del Domenico Piola, già nella chiesa di S. Agostino e poi nella sacrestia della collegiata.

Vestigia storiche
In località Case di Teco sono visibili alcuni resti del castello fatto erigere dai Marchesi di Clavesana nel 1125 e costruito su una precedente fortificazione bizantina.
Confinante con la canonica si conserva un tratto del cammino di ronda facente parte della cinta muraria eretta nel XIII secolo ed abbattuta dalle truppe piemontesi nel 1672



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